Come si ricaricano i robot? E dove vanno quando non lavorano?
Docking station autonome, hot-swap di batteria, prese industriali a 400V: tutto quello che non si vede nelle brochure sui robot. Un pratico confronto per categoria, con i dati reali di voltaggio e autonomia.
Quando si valuta un robot per la propria azienda, si guardano payload, velocità, prezzo. Raramente si chiede: e quando finisce la batteria, cosa succede? Dove sta il robot la notte? Eppure questi dettagli operativi sono spesso la differenza tra un deployment funzionante e uno che blocca la produzione ogni due ore.
Ecco la guida pratica, divisa per categoria.
Robot mobili autonomi (AMR): i più “autonomi” anche nella ricarica
I robot di movimentazione come MiR250 sono progettati sin dall’inizio per gestire il proprio ciclo di ricarica in modo completamente autonomo. Funziona così:
- Il robot pianifica le missioni di trasporto
- Quando la batteria scende sotto una soglia configurabile (tipicamente 20-30%), il sistema inserisce autonomamente una “missione di ricarica” nel planning
- Il robot raggiunge la docking station, si aggancia ai contatti elettrici, ricarica
- Torna al lavoro
Voltaggio: ~25,6V DC (batteria Li-ion 2.000 Wh)
Autonomia: ~10 ore
Dove “dorme”: agganciato alla docking station, che resta alimentata dalla rete 220V
In un magazzino operativo h24, MiR250 non si ferma mai per lunghi periodi: il sistema di gestione flotte (MiR Fleet) orchestra i cicli di ricarica automaticamente, come un banale scheduler.
Quadrupedi industriali: hot-swap o docking
Boston Dynamics Spot usa una docking station automatica: si avvicina alla base, si aggancia, si ricarica. Quando è in flotta con più unità, la stazione può caricare una mentre le altre lavorano — operatività continua garantita.
Voltaggio: 48V DC (batteria hot-swap)
Autonomia: ~90 minuti per ciclo
Dove “dorme”: agganciato alla docking station tra una missione e l’altra
Unitree Go2, il quadrupede da 2.800 USD, è più spartano: la batteria (29,4V DC) si ricarica via cavo manuale, o si sostituisce a mano con una carica. Nessuna docking autonoma nativa — ma le batterie rimovibili rendono il hot-swap rapido.
Cobot e robot industriali: nessuna batteria, nessun problema
Questo è il punto che sorprende molti: i cobot non hanno batteria. Universal Robots UR10e, ABB GoFa, KUKA LBR iisy, FANUC CRX sono sempre collegati alla rete elettrica industriale via cavo.
| Cobot | Voltaggio | Autonomia |
|---|---|---|
| UR10e | 200-240V AC | Illimitata (collegato) |
| ABB GoFa | 200-240V AC | Illimitata (collegato) |
| KUKA LBR iisy | 200-240V AC | Illimitata (collegato) |
| FANUC CRX | 200-240V AC | Illimitata (collegato) |
| Comau AURA | 400V AC trifase | Illimitata (installato) |
Dove “dormono”: restano montati nel banco di lavoro o nella cella robotica, in posizione di riposo (home position), collegati. A fine turno si spengono o si mettono in stand-by. Non si spostano, non si ricaricano — sono sempre al loro posto.
Il Comau AURA, il cobot italiano da 170 kg per l’automotive pesante, usa addirittura 400V AC trifase: è una vera macchina industriale, non si sposta mai dalla sua cella.
Robot umanoidi: la frontiera della ricarica
Qui la variabilità è massima, perché il mercato è ancora immaturo.
Self-swap autonomo (il futuro): Boston Dynamics Atlas è l’unico umanoide capace di sostituire la propria batteria da solo, senza intervento umano. Va autonomamente alla stazione, rimuove la batteria scarica, inserisce quella carica. Operatività h24 con un solo robot.
Docking station automatica: Figure 02 e Agility Digit si dirigono autonomamente alla base quando la batteria è bassa. In deployment BMW e GXO le stazioni sono ai bordi dell’area operativa — il robot gestisce da solo il ciclo.
Hot-swap manuale: Apptronik Apollo usa batterie da 3 kWh intercambiabili a mano da un operatore. Con un set adeguato di batterie, Apollo può operare quasi continuativamente (fino a 22 ore dichiarate).
Ricarica manuale via cavo: Unitree G1 e Unitree H1 si ricaricano come un grande drone professionale — cavo, adattatore, rete 220V. Nessuna automazione. Quando non lavorano, stanno fermi in piedi o seduti in un angolo del laboratorio.
Docking consumer: 1X Neo, l’umanoide per uso domestico, ha una docking station inclusa nel pacchetto. Neo si aggancia autonomamente — come un Roomba evoluto. 24 minuti per ricaricarsi completamente (6 minuti per ogni ora di runtime).
Il confronto voltaggio per categoria
| Tipo | Voltaggio tipico | Metodo |
|---|---|---|
| AMR da magazzino | 24-48V DC | Docking automatica |
| Quadrupede consumer | 29V DC | Cavo / hot-swap manuale |
| Quadrupede industriale | 48V DC | Docking automatica |
| Cobot / robot braccio | 200-240V AC | Collegato alla rete |
| Robot automotive pesante | 400V AC trifase | Collegato alla rete |
| Umanoide consumer | 24-48V DC | Docking automatica |
| Umanoide industriale | 48V DC | Docking / hot-swap |
Cosa conta davvero per chi compra
Per un’azienda che vuole operatività h24: conta il tipo di ricarica più che la capacità della batteria. Un robot con 2 ore di autonomia ma docking automatica può lavorare h24; uno con 8 ore ma ricarica manuale si ferma la notte.
Per un laboratorio di ricerca: la ricarica manuale è gestibile. Il problema è avere abbastanza batterie cariche per le sessioni di test.
Per un uso domestico: la docking automatica è non negoziabile. Nessuno vuole ricordarsi di caricare il robot ogni sera.
Per la produzione industriale: i cobot con alimentazione diretta AC sono la soluzione più semplice — nessuna gestione batterie, nessun rischio di fermo per batteria scarica.