/// ANALISI 27 agosto 2026

C'è sempre uno col telecomando

Nei video degli umanoidi l'equilibrio è davvero autonomo, ed è la parte difficile. Le decisioni invece arrivano quasi sempre da una persona fuori inquadratura. Come si leggono quei filmati, perché quasi tutti vengono dalla Cina, e le tre domande da fare a un fornitore prima di firmare.

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Guardo da mesi i video dei robot umanoidi. Il salto mortale, il pugno, la corsa sul prato, la scatola presa dallo scaffale e appoggiata sul nastro. Sono belli e funzionano, nel senso che l'effetto che fanno è esattamente quello voluto. A un certo punto però ho cominciato a guardare anche ai bordi dell'inquadratura, e ai bordi dell'inquadratura, quasi sempre, c'è una persona con un telecomando in mano.

Non è un trucco. È il punto a cui è arrivata oggi questa tecnologia, ed è utile saperlo per capire cosa si sta guardando.

Quello che la macchina fa davvero da sola

Una parte di quei video è vera e sta tutta a bordo. L'equilibrio, cioè la cosa più difficile, lo gestisce il robot senza aiuto, con un controllo che ricalcola le posizioni dei giunti decine di volte al secondo e sotto un anello sui motori che lavora ancora più in fretta. Dieci anni fa un bipede che incassa una spinta e resta in piedi era ricerca di frontiera. Oggi lo fa un prodotto in vendita. Quel pezzo di strada è stato fatto sul serio.

Quello che ancora non è arrivato è il livello sopra. Dove andare, cosa afferrare, in che ordine e quando fermarsi sono scelte che nella maggior parte dei casi arrivano da una persona con un joystick, che dà la direzione e avvia una sequenza preparata. La macchina esegue benissimo, ma sta risolvendo un problema di fisica, non di decisione.

Sulla manipolazione fine il divario è più largo. Le dimostrazioni più impressionanti, quelle in cui il robot piega un panno o maneggia oggetti delicati, spesso sono guidate in diretta da un operatore con visore e guanti, che muove le mani mentre il robot le riproduce. Esiste anche manipolazione davvero autonoma, ed è cresciuta in fretta grazie ai modelli che collegano visione, linguaggio e azione, ma è lenta e funziona bene sui compiti già visti in addestramento. Nessuno la metterebbe in uno spot a velocità reale.

Perché si teleopera, e perché non viene detto

C'è una ragione industriale, e non è nascondere niente. La teleoperazione è il modo in cui si producono i dati necessari ad addestrare i movimenti, visto che per i gesti fisici non esiste nulla di paragonabile alla massa di testo su cui si addestrano i modelli linguistici. Chi teleopera e registra sta facendo il lavoro che va fatto. Manca semmai il passaggio successivo, cioè dire quale modalità era in uso quando quel filmato è stato girato.

Perché quella dichiarazione oggi non c'è. Su un video di robotica non esiste una convenzione che indichi se la scena fosse autonoma o pilotata, a che velocità gira il montato, quanti tentativi l'hanno preceduta, quanto fosse preparato l'ambiente. In altri settori è prassi consolidata. Qui non ancora, e sarebbe il momento di cominciare.

Quasi tutti quei video vengono dalla Cina

Guardandone parecchi di fila si nota, e non è un'impressione. Nel primo semestre del 2026 i costruttori cinesi hanno spedito il 97 per cento degli umanoidi venduti nel mondo. AgiBot da sola circa 8.400 unità, il 44 per cento del mercato, Unitree circa 5.900, il 31. Nello stesso periodo l'85 per cento della domanda è arrivata da compratori cinesi. Non è un settore globale in cui la Cina è avanti, è un settore che per ora è quasi tutto lì, dal lato di chi produce e da quello di chi compra.

Questo spiega anche a chi sono rivolti quei video, che è la domanda più interessante. Non sono pensati per convincere un responsabile di magazzino europeo. La vetrina più vista dell'anno è stata il gala di capodanno della televisione di Stato cinese, con i robot che facevano arti marziali e coreografie davanti a un pubblico di centinaia di milioni di persone. Quello non è marketing di prodotto, è una dimostrazione di capacità industriale rivolta prima di tutto al proprio paese.

C'è anche una ragione concreta dietro quel primato, e sta sotto la carrozzeria. La Cina controlla la filiera di attuatori, batterie e assemblaggio da cui dipendono tutti gli umanoidi, compresi quelli occidentali. Secondo una stima di Morgan Stanley, costruire una macchina equivalente senza componenti cinesi quasi triplicherebbe il solo costo degli attuatori.

E il quadro si è mosso anche dall'altra parte. A fine luglio la commissione per le comunicazioni degli Stati Uniti si è mossa per vietare l'importazione di robot umanoidi e quadrupedi di fabbricazione estera, nominando direttamente Unitree e AgiBot. Da quel momento quei video smettono di essere soltanto materiale promozionale e diventano anche un posizionamento.

Cosa cambia per chi compra

Un umanoide scelto per quello che si è visto in un video può rivelarsi, all'atto pratico, una postazione che richiede un operatore collegato per lavorare. Nello stesso magazzino un braccio robotico su base a ruote coprirebbe gran parte della movimentazione per tutto il turno, senza il rischio di caduta e con un'autonomia diversa. Il bipede ha senso dove ci sono scale, gradini e spazi fatti per gambe umane, e lì il vantaggio è reale. Fuori da quei casi la scelta va fatta a occhi aperti.

Le tre domande da fare al fornitore

Quali compiti la macchina esegue senza nessuno ai comandi, e con che percentuale di riuscita su un campione dichiarato.

Per quante ore consecutive li esegue senza intervento umano, batteria e ricariche comprese.

E cosa succede quando fallisce, se cioè si ferma da sola, chiede aiuto oppure serve qualcuno che riprenda i comandi.

Sono tre domande a cui un fornitore serio risponde volentieri, e la seconda in particolare separa una macchina che lavora da una che si fa guardare.

Lo stesso metro vale anche per noi

Nel nostro catalogo ci sono 65 schede. Sessantaquattro dicono qualcosa su cosa la macchina fa da sola, tredici dicono qualcosa su quando invece è una persona a guidarla, e fra i sedici umanoidi sono quattro.

Lo squilibrio riflette quello che pubblicano i costruttori, perché l'autonomia finisce nelle specifiche mentre la modalità di controllo resta un dettaglio operativo. Dove invece viene dichiarata per esteso, quella riga diventa l'informazione più utile della scheda, e vale la pena chiederla.

Lo spartiacque, quando arriverà, non sarà la capriola più spettacolare. Sarà il primo robot che lavora otto ore di fila senza presidio, su compiti che cambiano, mostrato con i numeri dei fallimenti accanto a quelli dei successi. Ci si sta andando, e più in fretta di quanto sembrasse qualche anno fa.

Nel frattempo, davanti a un video di robotica, la domanda che aiuta a capirlo è sempre la stessa. Chi lo sta guidando.

Fonti

Per il mercato e le quote di spedizione degli umanoidi nel 2026, per la stima Morgan Stanley sulla filiera degli attuatori e per la mossa della commissione per le comunicazioni statunitense.

I dati sul catalogo sono quelli di Osservatorio Robotica al 25 agosto 2026.